L'Essenza: Fiore di Profumo e Dolcezza

In un tempo senza tempo, dove le anime errano in cerca di un’unione smarrita, si stagliava la figura di Psiche, eterna cercatrice di amore. Da quando l’amore le era stato strappato via, un vuoto profondo si era insinuato nel suo cuore, spingendola costantemente a cercare quel sentimento perduto. E così, mentre Psiche cercava, l’amore rispondeva alle sue invocazioni, danzando tra le pieghe del destino. Era in un momento di quiete e di riflessione che Psiche si interrogava sul mistero della sua connessione con un’altra parte, un’altra essenza che vibrava in sintonia con la sua. Forse, si chiedeva, quella parte era il riflesso oscuro della sua anima, il dolore insito in ogni gioia, il sapore amaro che esaltava il dolce. Era l’altezza della sua grandezza interiore, la luce che rischiarava le tenebre del suo essere, il colore che dipingeva le sfumature della sua esistenza.Quell’altra parte, dallo spirito selvaggio e indomabile, era eternamente fuori dagli schemi, una presenza irrefrenabile che sfuggiva ad ogni tentativo di comprendere la sua essenza. Era come una medicina curativa e allo stesso tempo una tisana ristoratrice, un piacere estremo che poteva ferire e allo stesso tempo lenire. Era il rifugio nella notte oscura, il bagno caldo che scioglieva il freddo dell’inverno, un balsamo per l’anima tormentata. Quel legame intenso e travolgente era come un incantesimo, un richiamo irresistibile che non poteva essere ignorato. Era il canto di sirene che affascinava e pericoloso, il bacio rubato che si trasformava in un ricordo persistente, il sapore del cioccolato fondente che persisteva sulle labbra dopo il gesto d’amore. Quell’altra parte rappresentava tutto e niente, la parte migliore e più oscura di Psiche, un’essenza inscindibile dal suo essere. Eppure, nonostante le difficoltà e le sfide, Psiche rimaneva fedele a sé stessa, consapevole della sua unicità e del suo valore. Era come un fiore che continuava a rinascere nonostante leavversità, un profumo che si diffondeva nell’aria anche quando veniva calpestato. E così lei, tu, io, noi un tutt'uno, che eravamo la stessa persona, la stessa psiche, la stessa anima, danzavamo fino all'alba di ogni mattina, aspettando il sole del nuovo giorno per vivere la bellezza della nostra unione complementare e unica, della nostra vita vivace, della nostra storia di amore, modulata come solo noi potevamo fare.

Daunbrano di Chiara 

DonE


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DOEMNICA POMERIGGIO A SETTIMO MILANESE




Nadia Faccio Boutique Malí



Nel cuore medievale di Viterbo, tra pietra antica, archi consumati dal tempo e il respiro lento delle botteghe autentiche, esiste un luogo dove la moda non segue semplicemente le tendenze: le trasforma in esperienza sensoriale.
Quel luogo è Nadia Malì.

Entrare da Nadia Malì non significa “fare shopping”.
Significa attraversare un portale estetico dove il gusto bohémien internazionale incontra la femminilità mediterranea, e dove ogni tessuto sembra aver viaggiato tra Bali, Ibiza, Marrakech e le isole del sud-est asiatico prima di arrivare nelle mani delle clienti.

Le recensioni online raccontano di un ambiente “accogliente”, “ricercato”, “diverso dal solito”, capace di far sentire chi entra non una cliente, ma una viaggiatrice dell’anima. ([Profumerie Beauty Style][1])

Lo stile proposto da Nadia Malì richiama con forza il linguaggio del *Bali Revisiting*: lino lavato dal sapore naturale, cotoni etnici, ricami artigianali, texture organiche, tonalità sabbia, terra, bronzo e bianco lunare.
Abiti morbidi che non costringono il corpo, ma lo accompagnano.
Kimono fluidi che sembrano danzare al vento tropicale.
Tuniche destrutturate che evocano resort spirituali, retreat olistici e tramonti sull’oceano Indiano.

Le clienti parlano spesso della capacità del negozio di creare “abbinamenti perfetti”. E infatti il vero segreto della boutique non è soltanto il capo singolo, ma la costruzione completa dell’identità visiva.

Un abito in garza di cotone naturale viene accompagnato da:

* sandali in cuoio intrecciato,
* zeppe leggere color miele,
* sabot boho-chic,
* borse in rafia lavorata,
* collane multistrato in pietra e ottone brunito,
* orecchini tribali alleggeriti da dettagli contemporanei.

È una moda che richiama la spiritualità elegante dei beach club di Seminyak, ma reinterpretata per le donne italiane reali: colte, sensibili, sofisticate, indipendenti.

L’effetto finale non è mai eccessivo.
Mai folcloristico.
Mai “costume”.

È *ethnic fashion evoluta*: raffinata, fluida, cinematografica.

Tra le vetrine di Nadia Malì si percepisce un’estetica precisa:
la donna non deve apparire costruita, ma libera.
Bella senza ostentazione.
Elegante senza rigidità.

Le recensioni e i social restituiscono proprio questa sensazione: un negozio vissuto quasi come un atelier emozionale, dove il rapporto umano, il consiglio sincero e la ricerca del dettaglio diventano parte integrante dell’esperienza. ([TuttiAffari][2])

E così, tra un abito color cocco tostato, una borsa intrecciata color sabbia vulcanica e un paio di sandali che sembrano arrivare da Ubud, Nadia Malì riesce a raccontare qualcosa di raro nel panorama commerciale contemporaneo:

non vendere semplicemente moda,
ma evocare uno stile di vita.

Uno stile fatto di lentezza, viaggi interiori, femminilità consapevole, spiritualità estetica e libertà creativa.

A Viterbo, tutto questo ha un nome:
Nadia Malì.




https://www.instagram.com/nadia_mali_vt/





Fonti:
[1]: https://profumeriebeautystyle.it/profumeria-curti/?utm_source=chatgpt.com "Profumeria Curti - Viterbo, Provincia di Viterbo - Essenza Elegante"
[2]: https://www.tuttiaffari.com/milly-mode_1V-0761-227065?utm_source=chatgpt.com "Milly Mode | 0761 227065 | Viterbo"

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Il cielo e Dio nell'azzurro delle perline Masai

Durante il nostro recente viaggio tra il Kenya e la Tanzania io e il mio amico siamo entrati più volte in contatto con il popolo Masai. Incontri rapidi, spesso improvvisi, consumati lungo le piste rosse della savana o vicino ai mercati polverosi, ma sufficienti per lasciarci addosso una forte impressione. Quelle figure maschili alte e fiere, avvolte nei tradizionali shúkà color cremisi, sembravano quasi scolpite dal vento africano: eleganti, essenziali, autorevoli. A colpirmi particolarmente non sono stati soltanto i guerrieri o i paesaggi, ma gli ornamenti di perline che i Masai indossano quotidianamente. Il mio amico, più attento ai dettagli artigianali, continuava a osservare come uomini e donne portassero collari, bracciali e pendenti con naturalezza regale, quasi fossero parte del corpo stesso. Io invece mi chiedevo come un popolo seminomade della savana avesse sviluppato un’estetica così raffinata e simbolica. Una volta rientrati in Italia abbiamo iniziato a documentarci meglio. Abbiamo scoperto che in origine le perle erano realizzate con semi, ossa, pietre levigate e conchiglie, materiali rari e preziosi che in passato avevano persino valore di scambio. Con i commerci tra Africa, India e Cina, verso la fine del Medioevo, arrivarono poi le prime perline colorate in vetro e pasta vitrea. Successivamente furono anche i commercianti portoghesi a diffondere in Africa occidentale le perline prodotte in Europa, che finirono per diventare non solo ornamenti, ma perfino moneta e simbolo di prestigio. Oggi i Masai continuano a realizzare gran parte dei loro gioielli artigianali infilando minuscole perline su fili metallici. Io sono rimasto colpito soprattutto dai grandi collari circolari e dai copricapi geometrici, mentre il mio amico osservava con ammirazione gli orecchini e i bracciali portati anche dagli uomini del villaggio. Non era semplice decorazione: ogni colore raccontava qualcosa. Il blu rappresenta il cielo e la spiritualità, il verde la rinascita della vegetazione dopo la pioggia, il bianco la purezza e il latte, elemento centrale della cultura pastorale Masai. La cosa che più ci ha lasciati affascinati è stata vedere come questi ornamenti non vengano esibiti per il turismo, ma vissuti davvero come parte dell’identità personale e collettiva. Nei loro gesti c’era dignità, fierezza e una sorprendente armonia tra estetica, tradizione e vita quotidiana. Non esiste un unico "presidente" della comunità Masai, in quanto si tratta di un popolo suddiviso in vari clan e comunità (oltre 2 milioni di persone tra Kenya e Tanzania) che vive secondo una struttura sociale tradizionale, basata sugli anziani e i capi guerrieri.Tuttavia, nel contesto delle recenti e intense battaglie per la difesa delle terre, emergono figure leader e portavoce:Ole Nadoy: Identificato come leader della comunità masai di Loliondo in Tanzania, in prima linea contro gli sfratti forzati e la confisca delle terre.Leader locali e anziani: Le decisioni vengono prese collettivamente dagli anziani del villaggio.Contesto attuale (2025-2026):La leadership masai è attualmente concentrata nel resistere alle pressioni del governo della Tanzania, guidato dalla presidente Samia Suluhu Hassan, che cerca di ricollocare la popolazione masai di Ngorongoro e Loliondo per fare spazio a riserve di caccia e progetti turistici.La lotta dei Masai è supportata da organizzazioni internazionali che denunciano le violazioni dei loro diritti.

Manuela Federici e il progetto InMe

INME un bracciale per gli orfani africani

L'oblio oncologico é legge attiva


L'Oblio Oncologico diventa realtà: a Milano il confronto tra istituzioni, sanità e diritto
Una mattinata di confronto istituzionale a Palazzo Isimbardi traccia la strada per la piena attuazione della legge 106, tra tutele, diritti e nuova cultura della guarigione

Milano, 14 novembre 2025

Si è tenuta questa mattina nella Sala Consiglio di Palazzo Isimbardi una conferenza di alto profilo istituzionale dedicata all'oblio oncologico, diritto ancora poco conosciuto ma destinato a cambiare concretamente la vita di centinaia di migliaia di cittadini italiani. L'iniziativa, promossa da A.I.Con. Lombardia APS nell'ambito del programma regionale finanziato con fondi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, ha riunito rappresentanti del Governo, della Regione Lombardia, del CNEL, del Garante per la Privacy, del mondo accademico, sindacale e sanitario.

Maizza (MIMIT): "Piena armonia istituzionale"
Ad aprire i lavori, in videoconferenza, è stata Orietta Maizza, dirigente della Divisione IV del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, responsabile delle politiche normative per i consumatori e della cooperazione amministrativa europea. La Maizza ha espresso "piena armonia e concerto con l'iniziativa", sottolineando come la tutela dei consumatori vulnerabili – categoria in cui rientrano i guariti oncologici – sia ormai centrale nelle politiche nazionali ed europee. "Il diritto all'accesso equo ai servizi economici, finanziari e assicurativi deve essere garantito senza discriminazioni legate alla storia clinica", ha affermato, richiamando l'impegno del MIMIT nel rendere operativa una normativa che coniughi protezione e inclusione. Il suo intervento ha rappresentato un segnale di coordinamento istituzionale di primo livello, confermando che l'oblio oncologico non è più un tema di nicchia, ma un pilastro delle politiche pubbliche moderne.
Monti (Regione Lombardia): "Migliorare la qualità della vita dei guariti"

Il consigliere regionale Emanuele Monti, presidente della IX Commissione permanente "Sostenibilità sociale, casa e famiglia", ha portato il contributo autorevole della Regione Lombardia. Monti ha ribadito che l'obiettivo della legge è profondamente umano: garantire ai guariti oncologici non solo la fine delle cure, ma un vero ritorno alla normalità, senza stigma e senza ostacoli burocratici o economici. "Dobbiamo puntare a migliorare gli stili di vita dei guariti oncologici, accompagnandoli con follow-up intelligenti, supporto psicologico e politiche di welfare territoriale", ha dichiarato. Il consigliere ha ricordato che la Lombardia sta riorganizzando la propria rete sanitaria attorno alla prossimità e alla presa in carico integrata, e che l'oblio oncologico si inserisce perfettamente in questa visione di sanità moderna e centrata sulla persona.

Riva (CNEL): il baricentro  virtuoso della norma
Tra gli interventi più attesi, quello di Francesco Riva, consigliere del CNEL e coordinatore del gruppo di lavoro "Promozione degli stili di vita ed educazione alla salute". Medico e uomo di istituzioni, Riva ha ricostruito con lucidità le fasi che hanno portato alla presentazione e approvazione della proposta di legge sull'oblio oncologico. Il suo intervento, misurato e rigoroso, ha rappresentato il baricentro tecnico e morale dell'intera iniziativa. Riva ha evidenziato come la norma nasca da un lungo processo di ascolto del territorio, dei pazienti, delle associazioni e del mondo medico, e come si proponga di restituire dignità civile a chi, guarito, non deve più essere considerato "diverso". La sua autorevolezza ha dato al dibattito una solidità rara, lontana dalla retorica e vicina alla realtà delle persone.

Ancora (CIU): sanzioni per chi non rispetta la legge
Gabriella Ancora, presidente di CIU Unionquadri, ha affrontato il tema dal versante del lavoro e delle responsabilità degli enti. Il suo intervento si è concentrato sugli aspetti sanzionatori previsti dalla legge 106 per chi non rispetta il diritto all'oblio oncologico. Ancora ha disegnato un quadro chiaro: discriminare un lavoratore o un candidato sulla base di una pregressa patologia oncologica costituisce una violazione grave, soggetta a conseguenze amministrative e legali. Ha sottolineato l'importanza di una vigilanza attiva da parte di sindacati, ispettorati e organismi di tutela, e ha ricordato che il mondo del lavoro deve farsi carico di una cultura dell'inclusione reale, non solo dichiarata. La sua analisi ha messo in luce come la legge non sia solo un principio, ma uno strumento concreto di garanzia.
Campagna: due obblighi, una sola dignità.

L'intervento dell'avvocato Maurizio Campagna, professore a contratto di Diritto Sanitario presso l'Università Statale di Milano, è stato tra i più tecnici e apprezzati. Campagna ha offerto un dettagliatissimo excursus interpretativo sulla differenza tra l'oblio previsto dal GDPR – cioè il diritto alla cancellazione del dato personale – e l'oblio oncologico introdotto dalla legge 106, che è invece il diritto a non essere discriminati a causa di quel dato. Una distinzione apparentemente sottile, ma con implicazioni enormi nella pratica amministrativa, bancaria, assicurativa e lavorativa. Campagna ha spiegato come la norma imponga agli operatori economici e istituzionali una nuova responsabilità: non più solo proteggere il dato, ma rispettare la persona nella sua interezza. Un cambio di paradigma giuridico e culturale di portata storica.

Di Maio (AIOM): la scienza conferma il diritto
Il professor Massimo Di Maio, presidente eletto dell'Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e direttore dell'Oncologia Medica Universitaria dell'Ospedale Molinette di Torino, ha portato la testimonianza diretta di chi ha contribuito alla nascita della legge fornendo dati scientifici, evidenze epidemiologiche e informazioni raccolte dai centri oncologici nazionali. Attraverso slide ricche e dettagliate, Di Maio ha mostrato come i tassi di sopravvivenza siano in costante crescita, e come molte persone guarite da tumore possano oggi considerarsi, dal punto di vista clinico, "ex pazienti". Ha sottolineato l'importanza di un follow-up modulato sulla persona e sull'evoluzione della scienza, e ha ribadito che il diritto all'oblio è perfettamente allineato ai progressi della medicina moderna. Il suo contributo ha unito rigore scientifico e attenzione umana, confermando che la norma non è ideologica, ma basata sui fatti.

La delegazione di Mantova: il territorio già applica la legge
Un contributo significativo è arrivato anche da un esponente territoriale della provincia di Mantova, che ha confermato come le Case di Comunità e i presidi di prossimità stiano già lavorando per diffondere la conoscenza della legge tra i cittadini. Attraverso incontri informativi, sportelli dedicati e campagne di sensibilizzazione, il territorio mantovano si sta facendo portavoce di un diritto ancora poco noto ma sempre più richiesto. Un esempio concreto di come la norma possa tradursi in azione reale, grazie alla rete capillare del volontariato e dei servizi socio-sanitari locali.

Dell'Arciprete: la regia invisibile che fa la differenza
La conduzione dell'evento è stata affidata alla dott.ssa Liberata Dell'Arciprete, responsabile delle relazioni istituzionali di A.I.Con. Lombardia APS, che ha moderato i lavori con abilità, equilibrio e competenza relazionale. Ha saputo collegare gli interventi, valorizzare i contenuti tecnici e mantenere un clima di ascolto efficace, anche in presenza del presidente dell'associazione. La Dell'Arciprete ha aperto e chiuso la mattinata con una sintesi chiara e inclusiva, dimostrando professionalità e padronanza del tema. La sua capacità di dare ritmo e chiarezza a un confronto complesso è stata unanimemente apprezzata.
Una rete che funziona

Sotto il coordinamento di A.I.Con., l'iniziativa si è confermata tra le più strutturate a livello nazionale sul tema dell'oblio oncologico. Per maggiori informazioni sull'argomento e per conoscere gli sportelli attivi sul territorio, è possibile contattare la rete degli sportelli A.I.Con. presenti in tutta Italia, un network capillare al servizio dei cittadini, dei consumatori e degli utenti.
L'evento è stato realizzato nell'ambito del programma della Regione Lombardia con fondi MIMIT – DM 31/07/2024 e D.D. 14/02/2025.

Ermanno Faccio
Auditore delegato Aicon.

Maria Pia Carola, la stupefacente pianista milanese

 

Un concerto per le stagioni della vita

Sabato scorso 8 novembre sera ho avuto il privilegio di assistere all’esecuzione completa di “Le Stagioni, Op. 37a” di Pëtr Il’ič Čajkovskij interpretata magistralmente da Maria Pia Carola, presso l’Associazione culturale I Ricostruttori di Milano. Questo ciclo per pianoforte, composto da dodici pezzi brevi, uno per ogni mese dell’anno, è noto per la sua combinazione di lirismo poetico e virtuosismo tecnico, e vederlo eseguito in un contesto dal vivo è un’esperienza che trascende la semplice ascolto musicale. Ogni pezzo ha preso vita sotto le mani di Carola, le cui dita sembravano animate da una forza e una precisione incredibili. La tecnica impeccabile si combinava a una sensibilità interpretativa che permetteva di percepire l’anima di ogni mese: il gelo e la solennità dell’inverno, la dolcezza dei primi germogli di primavera, la vitalità dell’estate, la malinconia e il colore dell’autunno. Ogni nota, ogni frase musicale, era trasmessa con una naturalezza espressiva che sembrava far vibrare lo spazio intorno, trasformando la sala in un luogo sospeso tra tempo, memoria e emozione. La difficoltà tecnica dei pezzi, spesso sottovalutata se ascoltata su registrazioni, emergeva in tutta la sua complessità dal vivo: passaggi rapidi, arpeggi delicati, trilli, legati sottili e dinamiche sofisticate venivano affrontati con una sicurezza e una fluidità straordinarie. Ma ciò che colpiva maggiormente non era solo la perfezione tecnica, quanto la capacità di trasmettere emozione, di raccontare storie attraverso il suono, di rendere ogni mese un piccolo universo musicale. Partecipare a questa esperienza musicale è stato uno spettacolo per gli occhi, per le orecchie e per l’anima. La performance di Maria Pia Carola non era soltanto un’esecuzione pianistica: era un’esperienza di comunione emotiva e artistica, un incontro diretto con la bellezza e l’energia della musica di Tchaikovsky, resa viva da una delle interpreti più sensibili e raffinate della scena contemporanea.


Ermanno Faccio

Comitato redazionale


Maria Pia Carola


Formazione e carriera

  • Carola ha studiato al Conservatorio di Milano, diplomandosi con massimo dei voti e lode. (Ntacalabria.it)

  • Successivamente ha perfezionato la sua formazione con noti maestri: tra gli altri Guido Agosti (Diploma di Merito all’Accademia Chigiana), Paul Badura‑Skoda, Franco Scala, Boris Petrushanskiy e Lazar Berman. (Ntacalabria.it)

  • Dal materiale promozionale risulta che ha vinto diversi concorsi nazionali ed internazionali all’inizio della sua carriera. (Brianza Classica)

  • Si è esibita in qualità di solista con varie orchestre in numerosi paesi, ottenendo consensi sia dal pubblico sia dalla critica. (Ntacalabria.it)


Stile interpretativo e repertorio

  • Il suo repertorio include non solo i capolavori della letteratura pianistica classica, ma anche una rilevante attenzione alla musica del primo ’900 — in particolare compositori come Maurice Ravel, Sergei Rachmaninoff, Claude Debussy, Alexander Scriabin. (aousassari.it)

  • Lo stile è descritto come “naturale espressività, raffinatezza e capacità di alternare effetti coloristici di vivida lucentezza a momenti d’ispirato lirismo”. (aousassari.it)

  • È anche segnalata una spiccata versatilità: accanto all’attività solistica, ha svolto intensa attività cameristica e ha collaborato a progetti legati alla musica contemporanea. (Brianza Classica)


Tecnica e qualità interpretative

  • La preparazione tecnica appare solida: studi con insegnanti di rilievo, concorsi vinti e repertorio impegnativo scelto suggeriscono un livello elevato.

  • Interpretativamente, la critica ne apprezza la “raffinatezza” e la capacità di “alternare effetti coloristici … a momenti lirici”. Questo indica una tecnica non solo funzionale ma anche raffinata dal punto di vista espressivo. (aousassari.it)

  • Non ho trovato – nelle fonti reperite – dettagli tecnici approfonditi (come ad esempio uso del polso, digitazione, pedalizzazione, approccio al fraseggio) che siano stati oggetto di pubbliche recensioni critiche estese.

  • Va segnalato che la presenza di attività nella musica contemporanea e nell’integrazione con arti visive appare un elemento distintivo: “Dal 1984 al 1990 ha collaborato … per l’esecuzione e diffusione della musica contemporanea […] spinta da un amore profondo per l’arte in generale e per la musica in tutte le sue più diverse espressioni.” (Brianza Classica)


Fama e diffusione

  • Maria Pia Carola gode di una buona reputazione nel panorama concertistico italiano e internazionale: viene indicata come “acclamata in teatri e sale da concerto di Europa, Stati Uniti, Giappone, Sud Africa” in un documento di presentazione. (aousassari.it)

  • Del resto, la sua attività su vari continenti e con collaborazioni internazionali testimonia una diffusione non esclusivamente locale.

  • Tuttavia, non ho rintracciato fonti che la definiscano una figura globalmente riconosciuta al livello delle superstar pianistiche mondiali — la visibilità pare più centrata sull’ambito specialistico/classico e concertistico.



Maria Pia Carola appare come una pianista ottimamente preparata, con buona formazione, ampio repertorio, e capacità espressive che mettono in risalto sia la tecnica sia la sensibilità artistica. È apprezzata per la raffinata interpretazione, la versatilità e l’apertura verso la musica contemporanea. La sua fama è solida nel circuito concertistico internazionale, sebbene forse non abbia ancora – secondo le fonti disponibili – la notorietà di livello “popolare mondiale”.


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