Il cielo e Dio nell'azzurro delle perline Masai

Durante il nostro recente viaggio tra il Kenya e la Tanzania io e il mio amico siamo entrati più volte in contatto con il popolo Masai. Incontri rapidi, spesso improvvisi, consumati lungo le piste rosse della savana o vicino ai mercati polverosi, ma sufficienti per lasciarci addosso una forte impressione. Quelle figure maschili alte e fiere, avvolte nei tradizionali shúkà color cremisi, sembravano quasi scolpite dal vento africano: eleganti, essenziali, autorevoli. A colpirmi particolarmente non sono stati soltanto i guerrieri o i paesaggi, ma gli ornamenti di perline che i Masai indossano quotidianamente. Il mio amico, più attento ai dettagli artigianali, continuava a osservare come uomini e donne portassero collari, bracciali e pendenti con naturalezza regale, quasi fossero parte del corpo stesso. Io invece mi chiedevo come un popolo seminomade della savana avesse sviluppato un’estetica così raffinata e simbolica. Una volta rientrati in Italia abbiamo iniziato a documentarci meglio. Abbiamo scoperto che in origine le perle erano realizzate con semi, ossa, pietre levigate e conchiglie, materiali rari e preziosi che in passato avevano persino valore di scambio. Con i commerci tra Africa, India e Cina, verso la fine del Medioevo, arrivarono poi le prime perline colorate in vetro e pasta vitrea. Successivamente furono anche i commercianti portoghesi a diffondere in Africa occidentale le perline prodotte in Europa, che finirono per diventare non solo ornamenti, ma perfino moneta e simbolo di prestigio. Oggi i Masai continuano a realizzare gran parte dei loro gioielli artigianali infilando minuscole perline su fili metallici. Io sono rimasto colpito soprattutto dai grandi collari circolari e dai copricapi geometrici, mentre il mio amico osservava con ammirazione gli orecchini e i bracciali portati anche dagli uomini del villaggio. Non era semplice decorazione: ogni colore raccontava qualcosa. Il blu rappresenta il cielo e la spiritualità, il verde la rinascita della vegetazione dopo la pioggia, il bianco la purezza e il latte, elemento centrale della cultura pastorale Masai. La cosa che più ci ha lasciati affascinati è stata vedere come questi ornamenti non vengano esibiti per il turismo, ma vissuti davvero come parte dell’identità personale e collettiva. Nei loro gesti c’era dignità, fierezza e una sorprendente armonia tra estetica, tradizione e vita quotidiana. Non esiste un unico "presidente" della comunità Masai, in quanto si tratta di un popolo suddiviso in vari clan e comunità (oltre 2 milioni di persone tra Kenya e Tanzania) che vive secondo una struttura sociale tradizionale, basata sugli anziani e i capi guerrieri.Tuttavia, nel contesto delle recenti e intense battaglie per la difesa delle terre, emergono figure leader e portavoce:Ole Nadoy: Identificato come leader della comunità masai di Loliondo in Tanzania, in prima linea contro gli sfratti forzati e la confisca delle terre.Leader locali e anziani: Le decisioni vengono prese collettivamente dagli anziani del villaggio.Contesto attuale (2025-2026):La leadership masai è attualmente concentrata nel resistere alle pressioni del governo della Tanzania, guidato dalla presidente Samia Suluhu Hassan, che cerca di ricollocare la popolazione masai di Ngorongoro e Loliondo per fare spazio a riserve di caccia e progetti turistici.La lotta dei Masai è supportata da organizzazioni internazionali che denunciano le violazioni dei loro diritti.

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